Abbiamo svolto un progetto nell’ambito odontoiatrico in quanto riteniamo importante prestare attenzione anche ai piccoli eventi della quotidianità, come l’utilizzo degli occhiali e della dentiera. Si tratta di eventi che possono essere anche assolutamente fausti, di un abbellimento, di una crescita, di una strutturazione, di una articolazione della soggettività a livello sia estetico sia funzionale. Tuttavia persino l’innesto di un perno endo-osseo, un perno dentario, uno o più impianti endo-ossei, o un apparecchio ortodontico, possono dare una serie di conseguenze somatiche: algie, emicranie, nevralgie e una serie di sintomi psichici, come disagio più o meno vago, confusione, ansia e impulsività  (quest’ultimo è un sintomo e anche un segno, a metà tra l’aspetto soggettivo, l’irritabilità, e l’estrinsecazione comportamentale del disagio). L’idea è che anche eventi limitati, con piccoli pezzi apparentemente impercettibili, possono scompensare l’equilibrio di una persona, di una coppia, di una famiglia e l’esperienza clinica ci dice che la terapia può essere breve, rapida ed efficacia, a patto di individuare il disagio e trattarlo tempestivamente con competenza specialistica .

Il progetto si è svolto da settembre 2014 a settembre 2015.

Ha coinvolto quattro studi dentistici di Milano e Brianza. La nostra équipe ha sottoposto 50 soggetti di varie fasce di età che avevano subito l’innesto di alcuni impianti dentari all’Intervista PBP (Test in corso di validazione).

La domanda posta al nostro team, da parte dell’Odontoiatra responsabile degli studi, era relativa ad un’osservazione di alcuni casi che accusavano disagio più o meno grave rispetto alla protesi, riportando maggiori  tempi di accettazione e di ripresa.

L’obiettivo della nostra ricerca era di verificare, tramite il modello PBP con l’ausilio dell’intervista, se la presa di coscienza e la conseguente riflessione sui diversi aspetti delle modifiche personali e identitarie legate alla protesi permettesse di individuare quei casi che avrebbero rifiutato la protesi e per quale motivo, valutando la possibilità di un intervento tempestivo.

Questo progetto, mediante una proficua collaborazione di diverse figure professionali, ha portato ai seguenti risultati: una maggior consapevolezza da parte dei pazienti rispetto agli interventi effettuati o da effettuare permetteva una maggior compliance verso la terapia e una migliore accettazione dell’innesto protesico subito; gli operatori dell’Associazione (psicologi, psichiatra e counselor) hanno potuto verificare il paradigma PBP e procedere alla validazione dell’intervista.